Uno sforzo imploso nell’irretito gesto di svelarsi: lo sguardo a lato.
Jacopo Robusti (Tintoretto), Dama che si scopre il seno, c. 1570
Olio su tela, 61 x 55 cm
Madrid, Museo del Prado
interessante percorso storico trasversale su
il seno nell’arte
dall’antichità al settecento
da cui:
<<……E possiamo accorgercene nel dipinto della Dama che si scopre il seno (046) del Prado, nel quale il dolce attributo risplende in tutta la sua delicatezza in una fredda gamma di colori, in cui predomina delicato e soave il grigio perla. L’artista si impegna in una accurata ricerca dei vari toni dell’incarnato con una precisione di esecuzione della carnagione femminile e dei capelli che rasenta la perfezione. Alcuni critici hanno ritenuto di identificare nella donna la celebre cortigiana Veronica Franco, ma noi crediamo che si tratti dell’amante del pittore, seguendo il parere di Gomez de la Serna, al quale cediamo volentieri la parola:” I seni più veri dell’Arte sono quelli di Tintoretto, quando dipingeva la sua amata con un seno di fuori e con una fogliolina verde di gelso tra il seno e il corpetto, onde ne derivasse più freschezza e rilievo. Non voleva il Tintoretto perder tempo a contemplare la sua bella completamente vestita in quelle pose per i suoi numerosi ritratti. Ma per non perdere la gioia degli occhi, le tirava fuori un seno, un seno opulento, rustico ed esuberante, e glielo metteva al fresco; lasciandolo poi al fresco per l’eternità. – Eccoti un anticipo della mia amata, con il suo tipo di donna che si vede, che solo ha una missione da compiere concedersi- pare che ti dica. Il seno più naturale dell’arte è questo della bella del Tintoretto, che nelle sale del museo del Prado mostra il suo seno d’ambra imbrunita dall’odor delle vernici e dall’insistenza dei pennelli. Sotto il sole di Madrid, per lunghi anni, questo seno è divenuto maturo, più bello, accumulando l’ottimismo delle mattinate, indipendente da ogni cosa di questo mondo, giacché nulla conta per lui la morte del re o quella del critico d’arte. Il museo spalanca porte e finestre tutte le mattine con quel medesimo ottimismo dell’arte. Quale conforto mi ha dato nei giorni in cui credevo di morire…- ma se il museo riaprirà oggi le robuste persiane di ferro alla luce serena e libera dei musei! – dicevo a me stesso in quei giorni. E rimanevo tranquillo disposto a morire rassegnato. Di tutta quella luce tiepida e zuccherina delle mattine s’è riempito il seno dell’amata del Tintoretto; seno come la fruttiera della sala da pranzo in cui vi sia sempre della frutta fresca”>>